Il presidente Enrico Laghi interviene con una nota polemica sulla regolamentazione dei servizi farmaceutici e sui rapporti con i privati
Il decreto sulle liberalizzazioni del Governo cancella il diritto di prelazione
RAVENNA. Dopo la rivolta dei farmacisti contro il decreto sulle liberalizzazioni arriva il commento polemico del presidente di Ravenna Farmacie, Enrico Laghi, che attacca la decisione di escludere i Comuni dall’esercizio del diritto di prelazione in caso di apertura di nuove farmacie. «Apprendiamo, con sorpresa e rammarico - dichiara Laghi - i contenuti del decreto che prevede l'esclusione dei Comuni. Il diritto di prelazione, stabilito fin dal 1968 proprio con l’obiettivo di garantire maggiore concorrenza, stabilisce che nelle nuove aperture di farmacia ci sia alternanza fra pubblico e privato. Ciò è da noi ritenuto privo di motivazione, estremamente dannoso, e a nostro parere contrario alle motivazioni del decreto, che dovrebbe promuovere una maggiore concorrenza nel mercato e l’aumento dell’occupazione». Per Laghi una scelta volta ad incrementare il settore privato, accrescere il monopolio e ridurre di fatto le possibilità occupazionali. «Auspichiamo un’immediata e qualificante modifica del decreto, che mostri maggiore attenzione nei confronti di quei Comuni che nel rispetto delle norme hanno sempre garantito la presenza territoriale del servizio farmaceutico a favore delle popolazioni socialmente più deboli e indifese e, pur non aderendo a forme di sciopero che nuocerebbero fortemente alla cittadinanza, ci riserveremo di adottare azioni volte a sottolineare la nostra protesta».Tema quello delle farmacie sul quale interviene anche il consigliere provinciale Gianfranco Spadoni (Udc) che ritiene il territorio ravennate ben coperto da una rete di farmacie capillari. Il provvedimento contiene «misure pesanti se non contraddittorie. Siamo davvero convinti che venga incontro alle esigenze dei cittadini o invece tenda a favorire ancora una volta la grande distribuzione?».
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